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A nostro avviso l'innovazione più "rivoluzionaria" nel nuovo progetto,
tanto da rendere improprio il termine stesso di programma. L'abbattimento
del Monolitico "programma", con la sua verticalità fatta di fasi,
gradi e quant'altro; sostituito da "moduli", esaustivi ma concatenabili
per formare, in libertà, "percorsi individuali" calibrati sulla
Persona e non più sulla Struttura Il concetto di modularità nasce
come risposta all'esigenza di costruire percorsi comunitari il più
idonei possibili alle caratteristiche ed alle esigenze delle persone
inserite, superando il concetto di omologazione derivante dalle
definizioni moralistiche della tossicodipendenza, produttrici di
"ricette" di trattamento che si traducono in programmi idonei a
tutti. La riaffermazione del concetto che il tossicodipendente è
un individuo unico e irrepetibile, esattamente come unici ed irrepetibili
sono tutte le persone che popolano il nostro pianeta, è sufficiente
a nostro avviso a rendere improponibile un unico percorso standardizzato
per ogni utente inserito in comunità, a meno di non prevedere un
solo utente per ogni comunità. La modularità può essere l'uovo di
Colombo per superare la doppia difficoltà, determinata da un lato
dalla volontà di costruire progetti comunitari individuali, e dall'altro
dalla necessità di standardizzare gli interventi, per permetterne
la verifica e la valutazione statistica.
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